Mai, credo, un simbolo ha assunto un valore così straordinariamente plurisemantico come la croce, mantenendo la capacità di evocare un immaginario densamente articolato di sensi e significati, in modo indissolubile connessi alle vicende del tempo, ma pure capaci di trascenderlo. Affrontare lo studio della croce declinandolo sul versante delle sue presenze e valenze cittadine è, a maggior ragione, impresa non facile, dovendoci confrontare con la tradizione di una realtà come Brescia che ha visto, proprio nel Tesoro delle Sante Croci, il fulcro di vicende che si dipanano almeno dal XIII secolo, e che hanno investito l’intera sfera del quotidiano come del trascendente, riguardando così la storia del singolo come dell’intera comunità cittadina.

Un simbolo, quindi, come inedito punto di vista ed inusuale chiave di accesso alla storia della religiosità bresciana, ma non solo. Dalla mostra "M’illumino d’immenso", il visitatore può infatti trarre, in realtà, una serie di suggestioni e suggerimenti atti a meglio comprendere le variegate, mutevoli sensibilità coltivate ed interiorizzate da una città nei confronti di questo simbolo sacro che, di volta in volta, ha assunto valenze e contorni diversi.

Una opportunità che si deve al curatore Carlo Bertelli ed ai suoi collaboratori del Comitato scientifico, a cui va il più vivo apprezzamento dell’Amministrazione comunale per il meticoloso ed intelligente lavoro di scavo e di ricerca compiuto, così come alle Istituzioni che hanno reso possibile la realizzazione della mostra: la Curia vescovile, la Compagnia dei custodi delle Sante Croci, la Fondazione Cab - Banco di Brescia, supportati dall’Azienda dei servizi municipalizzati e dalla Camera di commercio industria ed artigianato.

La croce è sempre stata simbolo universale per credenti e non, figura riassuntiva di dolore e di speranza, ma anche emblema politico delle varie forme di governo e di dominazione mediante le quali la città di Brescia è stata retta o cui è stata sottoposta nel corso dei secoli: dalla Croce di Desiderio in Santa Giulia al Tesoro delle Sante Croci custodito nel Duomo di Brescia, con l’Orifiamma issato sul carroccio della città al tempo dei Comuni.

La mostra mette nella giusta luce questo percorso, ma propone anche, documentandolo con preziosi materiali provenienti da diversi archivi e biblioteche bresciane, italiane ed internazionali, il passaggio dal simbolo al suo "utilizzo", restituendoci i mutamenti occorsi nel tempo nella mentalità cittadina e non solo, il variare dei caratteri e dei sentimenti di uomini e donne legati alla croce, ai suoi tanti, intimi e condivisi, significati.

La croce come oggetto di preghiera, quindi, che trae senso e valore dalla presenza del Crocefisso, espressione, dunque, dell’essenza ultima del Cristianesimo e del suo fondamento, motivo di speranza, occasione di riscatto e di redenzione, effigie religiosa e liturgica, luogo privilegiato del rapporto fra uomo e Dio. Ma, anche, oggetto di venerazione nel corso di feste, cerimonie religiose, processioni, vessillo nei momenti "forti" che contraddistinguono una comunità, così come scudo elevato a difesa in battaglie cruente o a richiesta di pietà per condannati e martiri, dunque per testimoni, issata in esposizioni solenni per sfuggire a siccità o calamità, come per ricevere autorità imperiali, eserciti vincitori e vinti.

La mostra "M’illumino d’immenso" permette di rivivere queste ed altre suggestioni attraverso l’analisi e la proposta di documenti utili e necessari a ricostruire con rigore questa complessità, allargando con perizia il campo dell’analisi e della comparazione dal segno al simbolo, alla costruzione del mito, in cui il confine fra storia, leggenda e immaginario è spesso labile, forse pure scarsamente significante. Esemplificazioni attraverso le quali, grazie ad una puntuale dialettica espositiva, interagiscono i veicoli della diffusione culturale propri di particolari temperie spirituali e stagioni culturali, ovvero l’iconografia religiosa –dal dipinto all’affresco, dall’arazzo alla xilografia- ed il libro, in cui si alternano le parole degli inni e dei messali, nonché le pagine di storia patria in cui si riflette l’orgoglio della città e la sua predisposizione a rispecchiarsi nei momenti della sua plurisecolare vicenda, e fare propri quelli della fede, dai Longobardi all’Impero, dal mito di Desiderio a quello di Carlomagno.

Al centro, la croce, il cui segno è presente anche nelle forme dell’uso quotidiano - dalle stoffe degli abiti dei crociati alle monete, dalle armi ai reliquiari, la cui importanza è scandita dalle tappe proposte dalla mostra - ovvero della sua invenzione ed esaltazione, del suo uso pubblico e privato, religioso o politico, da tradurre secondo le indicazioni della storia e quelle della vita. Di particolare significato è anche la raffinata proposizione dei saperi artistici che, intorno alla croce, sono stati profusi. Pittura ed oreficeria, cesello ed arte libraria che al tema hanno sempre riservato, direi quasi necessariamente, il meglio dell’invenzione e della produzione, trovano nella mostra elementi di intrigante suggestione che, proprio nel confronto ravvicinato e nell’inquadramento generale proposto dalla rassegna espositiva, rimandano alla straordinaria meraviglia del Tesoro delle Sante Croci.

Accanto a questa originale ricerca della presenza di un simbolo e dei suoi plurimi significati, alla sua resa artistica, alla sua valenza evocativa nell’ambito del mito, va sottolineata la coraggiosa proposta di un coinvolgimento necessariamente anche emotivo del visitatore, in cui intelligenza storica e sentimento religioso vengono costantemente sollecitati. In questa direzione va infatti letta la scelta di dipanare il percorso espositivo attraverso i luoghi che hanno accompagnato ed ancora oggi custodiscono alcuni tra i capolavori esposti.

Dal Museo della Città in Santa Giulia, infatti, la mostra si chiude in Duomo Vecchio, ove è visibile la Croce con la santa reliquia, lì ove da secoli ogni credente l’ha scrutata con devozione, ove anno dopo anno si sono alimentate le speranze di ognuno, le aspirazioni e le attese della comunità. Speranze, ma anche intendimenti, rappresentate dalle chiavi affidate al Vescovo, al Sindaco ed al Presidente della storica Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, necessarie ognuna per aprire la preziosa custodia.

Luoghi ed oggetti dunque che rendono palese, riconoscibile la storia della comunità, una storia lungo la quale si disvelano il fecondo intreccio, la lunga tradizione di arte, cultura e spiritualità che Brescia offre oggi, attraverso questa occasione espositiva, a chi vuole ripercorrere vicende fondanti il passato ed il presente della città, nonché trarre lungimirante ispirazione per affrontare le impervie sfide che attendono la nostra comunità.

 

Paolo Corsini
Sindaco di Brescia

 

 

M’illumino d’immenso" è un titolo perfettamente adeguato perché profondamente vero.

La nuova, grande iniziativa che presentiamo, infatti, offre nel simbolo della Croce l’immenso del soprannaturale che illumina l’uomo e la sua vicenda. L’uomo, tutti gli uomini, l’intera umanità: non ci può essere distinzione fra credenti e no quando si "legge" la Storia nella sua compiutezza. Di conseguenza, il percorso che la Mostra propone trascende la dimensione esclusivamente religiosa, come pure si potrebbe intendere: la Croce è certamente simbolo cristiano, ma è anche "testimone" dall’interno e quindi "protagonista" del mutare dei tempi, dell’evolversi della società dell’uomo. Storia civile abbracciata (ma distinta) con la Storia religiosa. Potrebbe essere, questo significato, l’estrema sintesi di quanto, ancora una volta, la Fondazione Cab si propone di sostenere con il Comune di Brescia, rivolgendosi non solo ai bresciani, ma anche ai cittadini della Nuova Europa.

L’esposizione del Tesoro delle Sante Croci ha dimensione e risonanza diversi da quel "Futuro dei Longobardi" che ha portato a Santa Giulia centosettantasettemila visitatori, con una vastissima eco su tutti i mezzi d’informazione e particolarmente fra studiosi e appassionati internazionali. Tuttavia "M’illumino d’immenso" si pone come momento ulteriore e necessario sulla via che sta portando Brescia ad essere riconosciuta e ammirata come autentica città d’arte. Non è un mistero che l’obiettivo della Fondazione è quello di coinvolgere la città in un progetto di turismo d’arte di concreto impatto sia culturale che economico.

Con questa visione strategica, la Fondazione si muove per far sì che Brescia si possa dotare di quanto ancora le manca. I dati dell’attività e delle iniziative intraprese fin qui, non fanno che confermare le indicazioni, esaltando una volta di più, semmai ce ne fosse bisogno, lo sforzo congiunto del Comune di Brescia e della Fondazione Cab che - legando sul progetto il pubblico ed il privato - hanno lavorato con efficienza ed incisività indicando una via ormai divenuta irrinunciabile per la gestione e la valorizzazione dei beni culturali italiani.

Non è una novità, ma ritengo valga la pena di ricordare come l’idea di fondo, che ha spinto la Fondazione Cab a portare avanti il progetto Santa Giulia con il Comune di Brescia, sia stata quella di realizzare un Museo realmente, concretamente aperto sulla città ed al servizio della città. Eravamo e siamo consapevoli del valore simbolico, culturale e tradizionale di Santa Giulia, della forza innovativa e della dimensione internazionale della musealizzazione di questo affascinante e unico complesso monastico, di origine longobarda e della valorizzazione dell’area archeologica ad essa annessa ed in essa ricompresa. In particolare, eravamo consapevoli che Santa Giulia richiedeva un’attenzione e un impegno non episodici, non superficiali, non propagandistici. Così abbiamo deciso di lavorare a fianco dell’Amministrazione comunale in modo programmatico.

In conclusione, si tratta di un momento strutturalmente portante nella costruzione di una Brescia nuova, proiettata nel terzo millennio da protagonista della cultura. Questa collaborazione funziona e ancor più funzionerà nel futuro, prossimo e più lontano, anche perché i rapporti fra partner concettualmente tanto diversi sono ottimi: sfruttando al meglio le peculiarità delle due componenti abbiamo ottimizzato i risultati. Stiamo facendo qualcosa che può essere preso ad esempio, anche se l’impegno è stato, resta e resterà duro. Ma ogni difficoltà si supera agendo in piena collaborazione e con la grande disponibilità della quale dobbiamo essere grati a tutti coloro che collaborano, a titolo diverso, ma con generosità al progetto Santa Giulia.

Alberto Folonari
Presidente della Fondazione CAB

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E’ con comprensibile orgoglio che ho l’onore di rappresentare la Fondazione Cab nella realizzazione della Mostra sul Tesoro delle Sante Croci. L’iniziativa si pone come naturale, quanto preziosa, evoluzione dell’opera che il nostro ente sta conducendo fin dalla sua nascita, con l’intento di promuovere e valorizzare Brescia e la sua struttura storica e artistica, affrontando problemi piccoli e grandi che si evidenziavano sul territorio e coinvolgendo anche l’aspetto economico e quello sociale. In questi anni si è tentato in particolare di favorire la ricerca storico-artistica e quella storico-letteraria, con opere di recupero architettonico e ambientale ed eventi culturali temporanei di grande respiro.

Una strategia "alta" che però ha trovato conferma e conforto nei risultati, dalla realizzazione di Santa Giulia/Museo della Città alle iniziative che, in questo strepitoso complesso, abbiamo ideato e concretizzato a fianco del Comune di Brescia.

Ora siamo giunti alla rassegna dal titolo evocativo e suggestivo "M’illumino d’immenso" che di fatto mi consegna nelle mani quel virtuale testimone che impone di continuare il cammino, avviato proprio con l’apertura di Santa Giulia e proseguito con il successo del Futuro dei Longobardi, nel segno del mutuo permearsi di Museo e Città (e viceversa), in un divenire continuo che dona vitalità e vita al Museo stesso, contestualmente esaltando il profilo artistico, storico e culturale di Brescia. Abbiamo ragionevoli motivi ed ottime speranze di vedere ripetersi quel successo con la mostra che apriremo il 31 marzo prossimo.

Non è una rassegna facile: le Croci costituiscono un tesoro assolutamente unico e, per un certo verso, "misterioso" oltre che prezioso. Esso è gelosamente custodito nell’apposita cappella del Duomo Vecchio di Brescia ed è formato dalla reliquia della Vera Croce con il reliquiario; dalla Stauroteca; dalla Croce del Campo o dell’Orifiamma; da una cassettina a forma di bauletto, mentre in Santa Giulia rimane - acquistando in questo modo anche valore di passaggio - la stupenda Croce di Desiderio che riporta ai Longobardi e, al tempo stesso, rende visibile anche la dimensione non solo religiosa - bensì civile e storica - dell’iniziativa che stiamo per inaugurare.

Altri sapranno parlare approfonditamente, sia della mostra in generale che dei singoli reperti. Può essere interessante evidenziare come l’esposizione delle Sante Croci, oltre all’intrinseco valore religioso, artistico e storico, offrirà un ulteriore contributo alla valorizzazione del centro storico di Brescia, anche attraverso forme multimediali di sottolineatura attualmente in fase di progettazione e realizzazione.

Siamo inoltre di fronte ad un esempio di museo aperto nel vero senso della parola, esattamente come abbiamo voluto che fosse Santa Giulia, poiché la Croce più preziosa, soprattutto per il suo carattere sacro, appartenente al Tesoro del Duomo non uscirà dalla Rotonda Romanica (Duomo Vecchio), ma questa di fatto diventerà una sede esterna e temporanea del Museo. Stiamo altresì allestendo un percorso guidato che, portando i visitatori da Santa Giulia alla Rotonda, proponga loro la scoperta - o riscoperta - di alcuni monumenti e chiese di eccezionale pregio.

E’ un modus operandi che definirei avvincente, così come propositivo è il rapporto, ormai consolidato, fra Comune di Brescia e Fondazione Cab, cioè pubblico e privato uniti nella conservazione e gestione dei beni culturali. E’un sodalizio che, per altro, continua a crescere da una parte per meccanismi, procedure, professionalità, finanziamenti tipici dei privati; dall’altra con le competenze professionali di garanzia scientifica, di salvaguardia dell’interesse sociale, di indirizzo e controllo dell’Ente pubblico. In questo quadro costruire una struttura mista per la cultura nell’Italia di oggi è una continua sfida fatta di responsabilità, di equilibri da creare, di conflitti di interesse da mediare e, a monte di tutto, di scelte forti sul piano degli orientamenti sia da parte del pubblico che da parte del privato. E’ proprio l’equilibrio che abbiamo cercato di raggiungere a Brescia con questa operazione pubblico/privato legata a Santa Giulia/Museo della Città, puntando su un programma a lungo termine del quale M’illumino d’immenso si annuncia come ulteriore, essenziale momento.

Pierangelo Gramignola
Consigliere della Fondazione CAB
delegato alla mostra "M’illumino d’immenso"